FIP: A che punto siamo con le cure in Italia?

A-Mici, come sapete da mesi stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile.

Ci stiamo occupando di decine di casi di sospetta FIP.

La definiamo sospetta perché non si ha certezza assoluta della malattia se non tramite autopsia post-mortem.

Alcuni ce l’hanno fatta a guarire. Pooh, Byte, Nuvoletta, Fabiola e tanti altri, come potete vedere dai post sulla nostra pagina Facebook. Purtroppo non tutti hanno vinto questa battaglia, ed è per loro che continuiamo a lottare.

Con questo articolo vorremmo fare chiarezza su che malattia è la FIP, cosa sappiamo e quali sono le cure in Italia, attualmente, a Gennaio 2026.

Cos’è la FIP (Peritonite Infettiva Felina)

La FIP (Peritonite Infettiva Felina) è una malattia grave che colpisce i gatti. È causata da una mutazione del coronavirus felino (FCoV), un virus molto comune soprattutto in ambienti con molti gatti come colonie feline, gattili o allevamenti.

Il coronavirus felino nella sua forma enterica è comunemente innocuo e può causare al massimo lievi sintomi come diarrea. Tuttavia, in una piccola percentuale di gatti (circa il 2-6%), il virus muta in una forma patogena aggressiva, causando la FIP. Si diffonde negli organi interni, creando danni irreparabili e portando il gatto a una morte precoce.

La FIP può manifestarsi in due forme principali: una forma umida caratterizzata dall’accumulo di liquidi nell’addome o nel torace che provoca rigonfiamento e difficoltà respiratorie e una forma secca con la formazione di granulomi che colpiscono vari organi (come reni, occhi e cervello) causando sintomi diversi come febbre, perdita di appetito e dimagrimento rapido.

La diagnosi è difficile perché i sintomi sono vari e aspecifici e si basa su un insieme di analisi cliniche e di laboratorio, spesso senza poter avere una certezza assoluta senza esame post mortem.

La mutazione del coronavirus felino che porta alla forma patologica responsabile della FIP è un fenomeno complesso e non del tutto chiarito. Essa avviene nel singolo gatto infettato e non è contagiosa da gatto a gatto nella sua forma mutata; il virus mutato infatti si diffonde solo all’interno dell’organismo dell’animale malato. Vari fattori possono influenzare questa mutazione, tra cui condizioni di stress, un sistema immunitario debole, e alti livelli di replicazione virale.

Tra queste condizioni, la lisina è stata sospettata di facilitare la mutazione del coronavirus felino tramite un meccanismo legato al suo effetto competitivo con l’arginina. La lisina e l’arginina sono due amminoacidi essenziali che competono per l’assorbimento intestinale e il trasporto cellulare: un eccesso di lisina può ridurre la disponibilità di arginina. Poiché l’arginina è importante per molte funzioni cellulari, incluso il supporto del sistema immunitario e la replicazione virale, la sua carenza potrebbe teoricamente alterare l’equilibrio nel corpo del gatto. Alcune ipotesi suggeriscono che una riduzione dell’arginina causata dall’integrazione prolungata di lisina potesse indebolire le difese immunitarie o creare un ambiente che favorisca la replicazione virale disorganizzata, aumentando così la probabilità di mutazioni virali che portano alla FIP.

Tuttavia, queste ipotesi non sono sempre supportate da prove scientifiche solide.

È importante sottolineare che la FIP è una malattia complessa che dipende da molteplici fattori virali, immunitari e ambientali e che non esiste un singolo elemento scatenante dimostrato.

Le cure per la FIP in Italia oggi

Per anni la FIP è stata considerata una sentenza di morte, poiché non esistevano cure efficaci riconosciute.

Tuttavia, esiste oggi un trattamento antivirale molto efficace chiamato GS-441524, derivato dal remdesivir, che ha dimostrato elevata efficacia se somministrato correttamente per un ciclo di circa dodici settimane, con ottimi risultati contro la FIP nella maggiorparte dei casi. Questo farmaco è stato approvato e utilizzato in alcuni Paesi europei e nel Regno Unito dal 2021.

Ed in Italia?

In Italia, l’accesso legale a questo farmaco è ed è stato a lungo bloccato, spingendo molti proprietari a rivolgersi a canali non ufficiali con rischi per la salute degli animali e favorendo il mercato nero.

Il GS-441524 non è ancora registrato ufficialmente per uso veterinario ed è possibile utilizzare principalmente il Remdesivir, farmaco umano affine, in deroga, o preparare galenici a base di GS-441524 con prescrizione veterinaria. Ma ciò comporta costi elevati e difficoltà burocratiche che rendono complicato l’accesso al trattamento, poiché non solo tutte le farmacie sono predisposte alla preparazione galenica di questo farmaco, ma anche perché i gatti andrebbero seguiti da veterinari che conoscono la FIP e sanno come dosare il farmaco in base al peso dell’animale e l’andamento della terapia.

Ad oggi, Gennaio 2026, ci troviamo​ con una cura ma non facilmente accessibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su